v o c e D o n n a i n p o e s i a

una rubrica di poesia femminile on–line

 

iniziata il 6 marzo 2005 

 

curata da Carla Grementieri

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Chi vuole contribuire può inviare testi  personali a vocedonna@libero.it 

  e diffondere vocedonnainpoesia...


Per cortesia, le amiche che inviano versi indichino la città di provenienza e come si desidera pubblicare

(con nome e cognome, solo nome, iniziali, anonimo)
 

Le opere saranno pubblicate su www.sguardididonna.it, su facebook voce donna vocedonna@libero.it

 e inviate e-mail all'indirizzario di voceDonna

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La poesia vera è magia sonora e

il piacere che dà a chi la ama

è un piacere sensuale... 

(Patrizia Valduga)

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     voceDonnainpoesia n.100: 21 marzo  2011   

dedicata a tutte le donne  che scrivono versi

21 MARZO: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA POESIA

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versi di ALDA MERINI, EMILY DICKINSON, ANTONIA POZZI, SAFFO

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buona primavera e buona poesia!

ALDA MERINI

Sta per arrivare la primavera, le gemme sugli alberi. Io da bambina mangiavo i fiori. La primavera porta un’esplosione di luci e d’amore. La ricerca dell’innamorato si fa più intensa, nel senso di ricercare nell’innamorato il seme per farne una poesia personale. Non è necessario che tutte le poesie vengano pubblicate, ma è indispensabile sentire l’amore come una poesia perché questo è il bello della vita. Senza questo seme non nascono i sentimenti, non nascono i figli, non nasce nulla. E’ tempo quindi di primavera, il tempo della -compiuta donzella-.

 

Esulta primavera dai lini puliti,

candida colomba, siepe dai molti pensieri.

Esulta pane fragrante di ogni giovane donna,

nume conviviale, manto della grandezza.

 

Ed era a te che venivo saziata di molte colpe,

donna su donna, preda su preda,

attenta che io non cadessi

nei fossi dei grandi valloni

dove piena di fiamme e ardori

veda lo specchio del male.

 

Ahimè miele infinito delle foglie,

passione del mio discorso,

passione di questa vita, vuoto della balena.

 

Esulta donna di canto,

esulta giovane donna,

   stanca poetessa d’ordine universale

e canta nutrita del nulla,

tutti i bei fiori sciogli

    che hai dentro la prima parola.

 

Alda Merini “reato di vita, autobiografia e poesie”.

A cura di Luisella Veroli. Melusine, Associazione Culturale

 per comunicare saperi ed esperienze di donne. ( dicembre 2009)

 

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EMILY DICKINSON

 

Un po' di Follia in Primavera
È salutare persino per un Re,
Ma Dio sia con il Clown -
Che considera questa formidabile scena -
Questo totale Esperimento di Verde -
Come se fosse suo!

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Caro Marzo - Entra -
Come sono felice -
Ti aspettavo da tanto -
Posa il Cappello -
Devi aver camminato -
Come sei Affannato -
Caro Marzo, come stai tu, e gli Altri -
Hai lasciato bene la Natura -
Oh Marzo, Vieni di sopra con me -
Ho così tanto da raccontare –



Primavera

 

Non so incontrare la Primavera

con distacco

Sento l'antico desiderio

Un 'Urgenza a un protrarsi,

mescolata,

Una Licenza d'esser bella

Una Competizione nei miei sensi

Con qualcosa, nascosta in Lei

E quando svanisce,

il Rimorso

Di non aver visto di più di Lei  

 

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  ANTONIA POZZI

 

Il prato

Tutto il prato è un traforo
di luci a cento a cento!
Son ranuncoli d'oro,
son viburni d'argento:
son corimbi sospesi
sul velluto dell'erba:
son gli occhietti accesi
dell'estate superba.
E così sembra il prato,
trapunto di colori,
un cielo costellato
che ha per stelle i fiori.

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          SAFFO

Un boschetto di meli

Un boschetto di meli:sugli altari
bruciano incensi.
Mormora fresca l'acqua tra i rami
tacitamente,tutto il mondo è ombrato
di rose.
Stormiscono le fronde e ne discende
un molle sonno
e di fiori di loto come a festa
fiorito è il prato,esalano gli aneti
sapore di miele

 

 

                              Domenica n. 99: 16 gennaio  2011                                

dedicata a tutte le donne  sole in cammino…

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versi di BLAGA DIMITROVA, PIER PAOLO PASOLINI,

LISA  COCCO, ANNA FACCIANI, IRIDE ENZA FUNARI, GABRIELLA GIANFELICI,

CARLA GREMENTIERI, GRAZIA LISMA,  SILVANA SONNO,

GIOVANNA ROMANIN, ADA ROGGIO

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Donna sola in cammino

Scomodo rischio è questo
in un mondo
ancora tutto al maschile.
Dietro a ogni angolo ti aspettano
in
agguato incontri vuoti.
E percorri vie che ti trafiggono
con
sguardi curiosi.
Donna sola in cammino.
Essere inerme
è la tua
unica arma. Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in
tronco d’albero per appoggiarti,
in parete – per rannicchiarti al
riparo.
Non hai messo il piede su alcuno
come su un ponte o un
trampolino.
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come
un tuo pari
e per amarlo sinceramente.

Se arriverai lontano,
o
infangata cadrai,
o diventerai cieca per l’immensità
non sai, ma
sei tenace.
Se anche ti annientassero per strada,
il tuo stesso
partire
è già un punto d’arrivo.
Donna sola in cammino.
Eppure
vai avanti.
Eppure non ti fermi.
Nessun uomo può
essere così
solo
come una donna sola.
Il buio davanti a te cala
una porta
chiusa a chiave.
E non parte mai, di notte
la donna sola in
cammino.
Ma il sole come un fabbro
schiude i tuoi spazi all’alba.

Tu
cammini però anche nell’oscurità
e non ti guardi intorno con timore.
E
ogni tuo passo
è un pegno di fiducia
verso l’uomo nero
col
quale a lungo ti hanno impaurita.
Risuonano i passi sulla pietra.
Donna
sola in cammino.
I passi più silenziosi e arditi
sulla terra
umiliata,
anche lei
donna sola in cammino.



Blaga Dimitrova (1922-2003), Bulgaria

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Ballata delle madri

Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?


Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.


Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.


Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.


Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!


Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.


Pier Paolo Pasolini (1922-1975)

 

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Arrabbiata e senza fede


Arrabbiata e senza fede
faccio un nodo di me stessa
vi inciampo e cado.
Dormo ogni giorno lo stesso sonno
perché il cammino verso la cima
è così stancante ed eccessivamente
lungo. Nemmeno lo intravedo.
Aspettando, mi distendo
e spengo la mia luce.


Lisa Cocco, Bienne (Svizzera)

 

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Noi

Donne schiave e imperatrici

dei nostri tempi lunari,

primitive e sottilissime

sacerdotesse di istinti e sentimenti,

allunghiamo le nostre dita

sui vostri prevedibili mutamenti.

Voi

sudditi amati o padroni ingrati

a volte arroganti, a volte prostrati,

ci osservate distratti e increduli,

ancora immobili

 mentre tutto muta.

Strane creature,

incapaci di unirci,

inetti a separarci

quasi un poderoso errore ci abbia creato,

senza pace ci rincorriamo senza comprenderci.

 

            Anna Facciani, Castrocaro Terme (Forlì)

 

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Pazza?

 

ad Alda Merini

 

quella maledetta stanza

la porto dentro…

troppo tempo

a disegnare

         libertà sui muri

ho scavato

lasciandomi alle spalle

         odio    e        luce…

vivo

nello sfavillio d’una candela

nel lezzo dei miei gatti

senza far più domande...

l’acqua che sgorga?

ha annegato silenzio…

  

                    Iride Enza Funari, Milano

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Luna spezzata

tormento

e

soffio.

Mistero di neve

e di eremo.

Occhi lucidi in trasparenza

vicini

e seguo sguardi all’infinito

e

impercettibili moti

delle labbra.

Ho aperto gli occhi

per gustare

e la

poesia

è arrivata

nel punto nel senso

nel centro.

 

Anima increspata

viaggio tra le

pieghe:

un viale di alberi

dalle profonde radici

accompagnano

l’andare.

Anima ricucita

col filo di luna

anima rattoppata

con la paglia del grano

quando la carezza fiorisce

ti allunghi

e respiri.

 

Gabriella Gianfelici, Roma

 

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Sei sempre nei miei silenzi

ma le stelle non brillano più

per gli avidi sognatori che scavalcano

Ansanti Doloranti Allegri e Giocosi

gli argini del tempo

 

Nell’inferno della mente

si gettano via le scorie

per raccogliere la musica segreta

della passione amorosa

 

Accesso non riuscito

Sceglier un’altra rete!

 

Carla Grementieri, Castrocaro Terme (Forlì)

 

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2 Pensieri

 

Pensavo  che il sentimento

avesse una musica, come

un fluido abbraccio, o una

dolce immersione…

pensavo di dirti che t’amo

così, sentendo…

 

Appena sopra l’orlo

della tua bocca, la tua

perplessità…

come un pensiero coi bordi

ai limiti del fuoco,

ai margini dell’acqua…

 

Grazia Lisma, Mazzara del Vallo (Trapani)

 

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Eccomi , sono qui.

Mi hai cercata!

Son venuta.

Mi hai sorriso.

Ti ho sorriso.

Un abbraccio.

Uno.

Uno solo.

Poi...

Amore

 

Ada Roggio, Barletta (Bari)


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Poesia geomorfica

Con te mi accorgo
che passo è più leggero,
con te accanto,
sopporto sopraffazione,
di vento.

Mi illustrano,
lievi cartoline,
miei desideri,consumati.


Mantengo piedi saldi,
in moto di perpetua,evasione.
Riguardo miei versi,
e chiedo se ciò è mio.

No, tu terra che mi
parli,con mia voce,
in eterno monito, di salvezza.



Giovanna Romanin, prov. Pordenone

 

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fedi disanimate
speranze illanguidite
la carità usurpata

corpi oltraggiati
l’innocenza offesa
parole ormai tradite.

Mai stati così in forma
padroni e padreterni
in esercizio attivo
di patrie potestà.

 

Silvana Sonno, Perugia
 

 

                                              Domenica n. 98: 31 ottobre 2010                                      

dedicata ad ALDA MERINI   ad un anno dalla sua scomparsa...

versi di Alda  Merini,  Iride Enza Funari, Carla Grementieri, Grazia Lisma,  Elena Masia,

Emanuela Meschini, Giulia Penzo, Simona Perego, Ada Roggio,

Giovanna Romanin, Silvana Sonno, Alberta Tedioli

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Come tutti i poeti

io sono una persona deludente

una che batte la fiacca

una che forse preferisce alla quotidianità

qualche certezza ancora più bella

quella della vita.

E te lo dico

sopra le ceneri di Dante

proprio adesso che sto scrivendo un libro.

Sono poesie d’amore

per un ragazzo…

ma tu sai quanto costi

a un poeta della mia età amare 

e sperare di vedere un uomo vivere?

Io capisco il vostro amore

e posso anche dire

che senza l’affetto dei lettori

un poeta non sarebbe niente.

Però, come non portò avere l’amore di quest’uomo,

non potrò avere la salute di un tempo.

Spesso mi sono chiesta

come mai i nostri ammiratori non si siano mai domandati

quanto tempo occorra per scolpire una poesia…

Molto tempo molti pensieri

che agli altri possono sembrare oziosi

invece sono tempi riparatori di tante ingiustizie.

Il poeta ha una ragione etica per vivere

ed è la difesa dell’uomo

e del suo diritto alla libertà

e per me, che sono stata tanti anni in prigione,

chiedo la libertà di essere libera

perché domani mattina alle nove

io andrò a bere la mia solita birra fresca

in compagnia di nessuno

e quel nessuno è sempre il mio manicomio.

Lasciami libera, Griselda,

libera di vivere quel momento caldo dell’osteria

dove io, alle nove in punto,

sarò, come sempre, in compagnia di nessuno.

 

Alda  Merini

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La svolta

Qualcosa deve succedere

tra un istante

ne sono certa

eppure…

sto immobile

come se il tempo

non subisse continue svolte

come se io

dovessi stare

seduta

su questa sedia

rosso antico

a scrivere pensieri

per l’eternità.

 

versi di Iride Enza Funari, Milano

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Autunno

Una

 foglia

di platano

Vola e

Danza e 

Cade...

 

 E’ iniziato

l’Autunno

Figlio

della

dolce

 Malinconia...

 

versi di Carla Grementieri, Castrocaro Terme, Forlì

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Palermo

 

Certi uomini hanno facce

come case diroccate,

piene della loro storia.

A certe donne non daresti due lire,

sono come rocce scavate dal mare..

eppure hanno la vita dentro

e la vita rivelano ad arte...

 

versi di Grazia Lisma, Mazara del Vallo, Trapani

 

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 Sei l'essenza della mia esistenza,
la musica che mi accompagna,
la costante dei miei pensieri sempre.
Con te l'amore è danza che si fonde con la musica,
sete che non si placa,
desiderio che non si attenua, sempre.
 

versi di Elena Masia

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vestita di vento,
con i capelli sciolti
e le lacrime agli occhi,
hai preso il tuo treno:
destinazione sconosciuta.

ci hai lasciato
a guardarti allontanare
e,
quando tornerai,
ci troverai tutti
più vecchi e stanchi,
con gli occhi asciutti
e le labbra screpolate,
le vene in superficie
sulle mani ossute...

potrai mai perdonarci
per tutte le volte che non ti abbiamo capito?

io so
che ci guarderai,
sorriderai
e,
tendendo la mano
ci accompagnerai
nel nostro ultimo viaggio
da intraprendere insieme.

versi di Emanuela Meschini, Tivoli ( Roma)

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Le donne distese sul lettino

La donna distesa sul lettino gridò “ah”

La donna distesa sul lettino gridò “ah”

Entra in me il miracolo della vita, pensò una.

Entra in me il miracolo della vita?, pensò l’altra.

Partorirai con dolore:

con giustizia aveva sentenziato.

Presupponeva, ne erano sicure,

che almeno la parte precedente

fosse senza dolore,

forse meglio, forse con piacere,

più o meno intenso,

ma senz’altro poco doloroso.

Le donne distese sul lettino

cominciarono a pensare

che c’era qualcosa di sbagliato.

Non provavano sensazioni piacevoli

tra le loro gambe aperte,

l'una all’amorevole vista del ginecologo,

l'altra all'amorevole vista.

Tutto quel maneggiare

certamente non corrispondeva

al poetico concepimento

del loro primo figlio o figlia.

Ah, che miracolo la vita!

Nove mesi dentro:

una pancia vale l’altra,

per l’embrioncino ribelle.

Che miracolo la vita!

Due embrioncini,

e sono già donne

o uomini provetti?

 

 versi  di Giulia Penzo, Chioggia (VE)

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Quando una donna

Quando una donna
soffre
soffre in ogni piccola parte
del suo essere

Quando una donna
è indifferente
tutto o niente
possono riportarla alla vita

Quando una donna
odia
non odia
mai a tal punto
da non cambiare idea

Quando una donna
è sola
fa di tutto
per non esserlo

Quando una donna
ama
ama totalmente
senza riserve

 versi di Simona Perego

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Fermi tutti

Fermi tutti

Qui c'è un treno

Il treno dell'amore

Il treno della speranza

Il treno della vita

 Treno trasparente

Vive nella nostra mente

Caccia via la falsità

L’ipocrisia, la menzogna

Debella ogni male,

Riportandoti a ricominciare

La vita è bella,

Va vissuta

Ogni giorno

Ogni istante

Dagli errori

Puoi sempre ricominciare

La verità dilla fino in fondo

Sarai giudicato

Resterai in mutande

Salta su questo treno

 Non è mai troppo pieno 

 

Versi di Ada Roggio, Barletta (BA)

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Metamorfosi

Di animale conservo
spirito, di osservazione,
e tensione di preda,
in fuga.
Talaltra, sua ferocia
di ferita, offesa,
selvatica, domata a forza.

Mi assalgono dubbi
su mia involuzione;
che limita al bosco,
sguardo e paragone.


Laggiù in città,
fra brame e desideri
riesco,a malapena,
a districare miei pensieri.


Tagliole. di guadagno,
imperano, a mio danno,
Gratuità di offesa,
e divento merce, spesa.


Mi convincono con poco,
chi guadagna, molto,
ha bisogno, di suo gioco.
C’è chi inventa ecologie,
chi inventa economie,
ma il fine spesso è quello,
di campare
nel bene e nel bello,
poco importa,
se a mio danno,
se a mio malanno.


Nel bene e nel bello,
ora dimenticati,
ci abitavo già,
in assoluta tranquillità.

Donna,braccata dal bisogno,
febbrile, di sogno e di libertà.

 

 Versi di Giovanna Romanin, prov. Pordenone

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Oggi un fiore è sbocciato
candido e perfetto
ultimo nato nel mio tardo giardino

domani sarà morto
il suo gesto compiuto

eternità e perfezione
qualità inconciliate
in ferma equidistanza dal mio centro

 

versi di Silvana Sonno

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 Premiergiano


Una mattina mi son svegliato
O bella ciao o bella ciao o bella ciao ciao ciao
Una mattina da psiconano
Son diventato partigiano
Da Palazzo Chigi portami via
O bella ciao o bella ciao o bella ciao ciao ciao
Da casa mia portami via
Che mi siedo al Quirinal
Tutte le genti che passeranno
O bella ciao o bella ciao o bella ciao ciao ciao
Tutte le genti mi chiederanno
Di Resistenza che ne sai
E' questo il sogno colpodimano
O bella ciao o bella ciao o bella ciao ciao ciao
Ultimo sogno del megalomenano
 Si è inventato partigiano


versi di Alberta Tedioli, Modigliana, Forlì

 

                                              Domenica n. 97: 8 agosto 2010                                            

dedicata

 A TUTTE  LE DONNE....

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versi di ALDA MERINI, SAFFO, LUCIA BIAZZO, CARLA CASU, ADRIANA LIBRETTI,

ELEONORA LUISI, ELENA MASIA, CARLA GREMENTIERI

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A TUTTE LE DONNE

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso

sei un granello di colpa

anche agli occhi di Dio

malgrado le tue sante guerre

per l'emancipazione.

Spaccarono la tua bellezza

e rimane uno scheletro d'amore

che però grida ancora vendetta

e soltanto tu riesci

ancora a piangere,

poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,

poi ti volti e non sai ancora dire

e taci meravigliata

e allora diventi grande come la terra

e innalzi il tuo canto d'amore.

 

ALDA MERINI

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Sul ramo più  alto una mela rossa ,

sola, rosseggia nel sole.

Ai coglitori è sfuggita, no non è sfuggita ….

Raccoglierla non hanno potuto.

 

SAFFO

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SINFONIA D'AMORE

Nella profondità e nel velo dell'azzurro

il vento sospira dolci cose

nell'ineffabile sussurro amoroso

Ninna nanna nella serena sera

melodiosa lamentosa.

l faraglione vassallo di un re lontano

sogna sul ciglio delle onde.

Il mare stregone

declina le parole d'amore

ai frangenti schiumosi.

Astri vermigli e radiosi

stelle, occhi d'oro

si contemplano

dietro le nubi.

Amore filo misterioso

che unisci le esistenze

sete di dare nel desiderio dell'altro

oblìo di sé eterno olocausto.

Ho tessuto il mio Amore

con i fili aurici della Volontà.

Sono il Cuore che ti nutre.

 

LUCIA BIAZZO, Catania

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ALLA MUSA

Come la notte che ti chiesi

di asfodeli, ricordando canzoni

in lingue ignote e famigliari...

...così procede il mio giorno,

bagnato di certezze claudicanti.

 

Ti osservo affacciata al balcone

che incroci le nude gambe,

aspettando schegge d'ardore...

... e mostri al mattino un riso

infantile, macchiato di rosso scarlatto.

 

Ma fiera nella fedeltà al tuo

io più dannato, dismessi i

panni dell'amante possibile...

... vesti le labbra sbiadite dal tempo,

di merletti color agonia.

 

CARLA CASU, Sassari

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BOLLE

letto ventoso

su cui mi sto incurvando

su cui mia madre siede

con le mani

poggiate nude

sopra le ginocchia

e le dico: "ci sei!

"e mi fa eco: "no!"

 

volano le lenzuola

insieme agli anni

e ti tuffi nel blu

dei miei ricordi

affluisce nel sogno

lo stornello

che cantava mio padre

di mattina

 

silenzio invece

dove tu che inspiri

nuotando basso

in medio al mar d’oriente

rotoli fragoroso

ra le bolle

soffiate a grappoli là

verso le nubi

 

volano le lenzuola

 sopra il tetto

si ricompone il muro

senza crepe la

 casa, le coperte

questo e’ tutto

quello che chiedo oggi

per domani.

 

ADRIANA LIBRETTI

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IL LIMBO

Il mio cinismo

mutevole come l’impermanenza

dei miei umori

le alternanze generano

scompensi

guardare oltre l’orizzonte

e scorgere l’infinito

sono nel limbo

smetterò di pensare

assaporo il piacere

del mio viaggio

senza meta

destinazione da definire

 

ELEONORA LUISI

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EMOZIONI

E se mi parla di te l’alba

il tramonto

la sabbia

il mare

la musica

la poesia

l’arte

i cartelli della pubblicità

la luce

il buio

i miei sogni

e se la tua voce con tutti i colori mi abbracciano i sensi

e se non so dare ancora un nome a questo groviglio emozionale...

...mi piace e non lo voglio dipanare.

 

ELENA MASIA

 
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SOLE NERO-SOLE ROSSO

 

Un sole nero sparge

semi di dolore

sull’oro della sabbia

 

Nel cielo giallo della nostalgia

sorge dalle onde un canto modulato

dove la luce scava le forme della vita

 

Marosi simmetrici e potenti

trainano con vigore il carro di Poseidon

nei bassorilievi arcaici della mente

 

Il parelio indossa i suoi cristalli più preziose

il sole rosso trasforma il grigio lavanda delle onde

nel bagliore scarlatto dell’esistenza…

 

CARLA GREMENTIERI, Castrocaro Terme (Forlì)

 

 

                                              Domenica n. 96: 11 aprile 2010                                            

dedicata a tutte le donne che ogni giorno Resistono...

versi di

RITA ANNALORO, MARCELLA COLACI, NICOLETTA CONGIARGIU, GIOVANNA D'ACCARDO, IRIDE ENZA FUNARI, CARLA GREMENTIERI,

 ADRIANA LIBRETTI, GRAZIA LISMA, ELEONORA LUISI,  PIPERITA PATTY, ADA ROGGIO, ALBERTA TEDIOLI.

 

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Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici "perché" del mio respiro.

(Alda Merini, La presenza di Orfeo).

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FATICA

                                                                                              

         Sai che c’è

         Che non va?

         E’ che son lenta

     

  Lento, lento, lento

È il cammino

E lunga la via

Ma la vita non è

anche  armonia?

 

 

versi inviati da RITA ANNALORO, Padova

 

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TI VENGO A PRENDERE

 

Viola in viso dalla violenza.

Rossa in viso dalla rabbia.

Gialla in viso dal pallore.

Ti vengo a prendere

Ombra di nascituro abnorme

Umanoide sterile di vita

Verde topo di fogna

Riccio di castagna imputridito

Ti vengo a prendere

Possa la mia mano

Possa il mio calore

Restare a fare da sentinella

Fino alla morte

Come io muoio di dolore

Quando i tuoi pugni sordi

Fanno di me una vittima

Sarai un marito, uno sconosciuto

Un povero diavolo

Ma resterai pur sempre

Carnefice

Ti vengo a prendere

La notte mentre corri

Mentre dormi o ti nascondi

E se non sarò io

Ad animare la tua coscienza

Abbi paura della tua ombra. Pazzo.

 

 

versi inviati da MARCELLA COLACI

 

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TANGO

 

Il tango non è un pensiero, un fugace momento.

È un’esprimibile poesia di sogni spezzati, di desideri celati.

È un cascare nei lontani ricordi, nei dolci sospiri mai dimenticati.

 

Piedi veloci si accarezzano e mani ferme di uomini che conducono donne

e donne che si lasciano dolcemente portare lontano, lontano dalle sue note,

che sono come copiose lacrime calde.

 

Un passo dietro l’altro, una dolce malinconia negli occhi

e un ricordo che si distanzia dai cuori.

È un morire per poi rinascere: è la suadente e struggente celebrazione della vita

 

versi inviati da NICOLETTA CONGIARGIU, Roma

 

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Tutto ciò che fa battere forte il cuore

è fonte di emozioni.

 

Uno sguardo,

una carezza...

un bacio

una lacrima

un sorriso.

 

Emozione è un nuovo giorno

è il ricordo dei giorni passati

l'amicizia

gli affetti più cari

l'amore.

 

Emozioni sotto i raggi del sole

sotto la pioggia incessante

quando le nuvole si rincorrono

quando in cielo c'è l'arcobaleno.

 

Racchiuse dentro di noi

vissute

dolci

allegre

tristi

indimenticabili.

 

 

versi inviati da GIOVANNA D'ACCARDO

 

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LIBERA FARFALLA

 

E’ eterno

il gioco

della moltitudine…

mi appare

oggi

distinta voglia

di star con me.

Riscattarmi

in fondo al pozzo,

vedere cosa c’è di nuovo

nello sguardo.

Spostare il corso delle ore

transitando sulla carta

affondando la penna

tra rime calde

per sentire odore

di pensieri.

Rigettare sull’asfalto

il dolore degli stralci

e volteggiare gaudente

nell’ultimo splendido passare

di secondi…

se solo fossi

libera farfalla.

 

versi inviati da IRIDE ENZA FUNARI, Milano

 

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ASCOLTO ME STESSA

 

In un soffio d’attrazione fatale

Si solleva

la mongolfiera degli incantesimi

e galleggia

nell’oceano del silenzio

 

Avvolge

la mia anima

tra ricami di contentezze 

e crespe di pensieri

che s’intrecciano

 

CARLA GREMENTIERI, Castrocaro Terme ( Forlì)

 

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UN MIO BREVE HAIKU (17 sillabe)

 

Tu sei cambiato

di spalle ignori il rosso

del melograno....

 

 

versi inviati da ADRIANA LIBRETTI

 

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LIKE A WOMAN

 

Sempre un piatto caldo

ti ho preparato,

sempre una rosa cantante

ti ha accolto nella sera.

Sempre un bacio hai lasciato

stropicciato nel letto,

un bicchiere di vino cadeva..

 

 

versi inviati da GRAZIA LISMA, Mazzara del Vallo (Trapani)

 

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La primavera stanca bussa alle porte

di leggiadre vite al femminile

La tua dorata chioma

stanca

ora si riposa

l’odore di donna sazia appetiti maschili

 

 

versi inviati da ELEONORA LUISI

 

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Assaggio di primavera

ma tu non sei qui...

questa è la stagione che ami di più perchè ami la natura

ami quei fiori che raccoglievi per mamma

e tutte le cose semplici come te.....

 

 

versi inviati da PIPERITA PATTY

 

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BUGIE

 

Bugie , bugie

Verità , verità

Dov’è il centro?

Guardo i tuoi occhi ,cerco

Cerco dentro di me , la risposta che dal tuo cuore non ho

Perché menti , menti a te stesso , a me, al mondo

Dov’è il centro ?

Figlio del mondo

Figlio della terra

Figlio di questa donna

Figlio di tua madre

Figlio che questa donna non riconosce più

Donna che fa fatica a capire

Donna che si tuffa alla ricerca del proprio figlio

Figlio vittima del mondo

Donna che cerca di ritrovare suo figlio , per non perderlo più

La vita scorre come fiume in piena

Nuvole ,cadono sul tuo volto,  oh !...Donna

Donna che cerca invano il figlio perduto,

 in una inesorabile  avvincente nuova vita

Dalla tecnologia che spietatamente  avvolge mani e mente degli abitanti della terra

Donna , donna

Donna che portasti in grembo il frutto del tuo amore oggi perduto !

Per colpa , per colpe

Cerchi

Donna che alla nascita del tuo figlio piangesti come non mai

Donna che hai cresciuto quel figlio tanto desiderato , tanto amato, poi…

Poi , come un tornado , come se  tu non fossi mai esistita

Come se tu non avessi più voce

Come se tu non fossi più

Come se tu non potessi più

Come se tu fantasma vagassi nell’ombra

Donna vittima delle bugie di chi…

 Donna che  dandogli la vita

A costo della tua stessa vita

Donna  dov’è il centro ?

Cerca il centro solo tu potrai

Col tuo amore,

 Unico e indissolubile

Dov’è finito il centro?

Donna …

 

versi inviati da ADA ROGGIO, Barletta (Bari)

 

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OGGI MERCATINO

 

la gente

prima sciama

poi scema

e io

ore sulla scena

come una scema

 

versi inviati da  ALBERTA TEDIOLI, Modigliana ( Forlì)

 

 

                                      Domenica n.95: 7 febbraio 2010                                          

dedicata a tutte le donne che scrivono versi

versi di MARCELLA COLACI, NICOLETTA CONGIARGIU, IRIDE ENZA FUNARI,  GIULIA GONELLA,

CARLA GREMENTIERI, GRAZIA LISMA, CLELIA PONTICIELLO, ADA ROGGIO, LORENA SALI, TERESANTO,

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SONO MIA

Sono mia
quando ti guardo
dritta negli occhi
specchiandomi.
Sono mia
quando mi prendo
anche troppo sul serio
per poi sorridere.
Sono mia
quando parto e non sono ancora partita
e sono mia quando parto e arrivo.
Sono mia
anche dal macellaio cara signora.
Sono mia
dietro casa
con la polizia
in una casa occupata.
Sono mia
per strada ad elemosinare pietà.
Sono mia
a lavorare in fabbrica.
Sono mia
a rivendicare rispetto.
Sono mia
se per rivendicarlo sbatto la porta e sei... fuori.
E' mia
questa mano che scrive
questa coscia che cammina
questa bocca che si confida.
Sono mie le speranze,
le lotte crude e cotte.
Sono mia per mio padre lontano, immigrato in Francia.
Sono mia per mia madre che aspettava.
Sono mia e nulla più.
Mi basta.
Ti deve bastare.


 versi di MARCELLA COLACI

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VORTICE

Non ha senso tutto questo

Tutto quello che sto immaginando…oddio! Sognando…sognando?

Mi sento in un vortice!

Mi gira la testa, confusamente… i miei pensieri…i miei dolori

e poi mi sento presa da chi

mi porta lontano…. ardite parole cordiali così piene di gioia, coraggio,

di voglia di vivere….

Senza ostacoli!

Vivere!

Osare!

Accarezzare le mie malinconie!

Colmare i vuoti!

Girare…girare fino a svenire!

 

Ed io corro ancora da te

E poi mi blocco

E penso che è finita.

E tu non sarai così audace, profondo.

Non ci sarai.

E non posso non continuare ad amarti.

 

 versi di NICOLETTA CONGIARGIU, Roma

 

 

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@

 

Nel guanto

della vita

non si respira

- si ansima

in frenesia di ritmi -

le dita non s’incontrano

sull’ala di fantasia.

Ho voglia

d'esplorare il mondo

rigettare solitudine

non vivere

inconsapevole autismo

mentre percorro

strade di

e-mail.

 

 versi di IRIDE ENZA FUNARI, Milano

dalla raccolta "Oggi il mondo... è volto di donna "

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PICCOLA POESIA

Eccomi gente arrivo IO!
Di tutte le cose le conosco tutte una ad una e a fondo.
No saprai mai quanto so IO.
Di tutte le questioni ho sempre io la soluzione
la ragione è sempre dalla mia parte.
Tu non hai mai ragione, non riesci eguagliare il mio intelletto.
Sono in grado di fare qualsiasi cosa IO,
e la faccio meglio di te in qualsiasi caso, IO.
Sono intelligente, sportivo, prestante e bravo IO.
Ho la conoscenza universale dentro di me, IO.
So leggere il tuo pensiero, IO
e so che è sbagliato.
Chiudo gli occhi e vedo qualcosa di lucente che si espande,
è il mio ego, che come l'universo, è infinito e in espansione.
Ma chi sono io, DIO?
No, sono l'uomo.

 

versi di GIULIA GONELLA, Montecchio Maggiore (VI)

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 L’aratro del pensiero

vìola i confini del magma

dove lo stile secco della ragione

ribolle nel grembo della conoscenza

Danzo sull’orlo della vertigine

per raccogliere

i grani sparsi del tuo amore

dal sapore di astragalo

E rientrare nella tua vita

per raccogliere i fiori

del giorno e della notte

 

versi di CARLA GREMENTIERI, Castrocaro Terme, Forlì

 

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ACCORDI E MUSICA

 

Le parti grezze, non ancora

lavorate dal movimento...

Le donne brutte in certe ore

dai più abbandonate..

Quello che la stagione non cambia

e il tempo quando vuole

riconosce e sposa...

 

versi di GRAZIA LISMA, Mazara del Vallo, Trapani

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                             PRIMO BACIO

Avevo quasi dimenticato,

quasi…

Di tempo, certo, ne è passato

Strade diverse

Vite lontane

In realtà mai separate

Perché mai si erano unite

 

Una carezza bambina

Un bacio leggero

Il mio primo bacio

Un pezzo di me, bambina

 

Il mio primo bacio oggi se n’è andato

Guardo il dolore di chi hai lasciato

Ma un pezzo di me, bambina, tagliato

E’ come se fosse volato

Amore quasi e mai dimenticato

 

Addio, mio primo bacio

 

                                 versi di LORENA SALI, Forlì

 

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PER QUELLA VOCE CHE RESTA

Uno spirito libero
può essere torturato,
picchiato,
rinchiuso e
persino seppellito.
Ma la sua voce resta e
anche da sottoterra
germoglierà e
darà nuovi semi,
semi forti,
robusti,
semi vincenti,
che si riprodurranno e
non avranno paura
di morire.
Anche questi
saranno semi torturati,
picchiati,
rinchiusi e
forse seppelliti.

Ora però la loro voce è
troppo forte.
Ora si è pronti
ad ascoltarla,
tutti.
Ora si è pronti
a riceverla per
farla nostra.

Lei è la voce della libertà,
della libertà per la propria casa,
della libertà per la propria gente,
della libertà per il proprio credo,
della libertà per le proprie idee,
della libertà per l’uomo.

Lei è la voce della libertà
e può essere seppellita,
e per disseppellirla
puoi essere ucciso o
puoi uccidere,
ma comunque lei non morirà,
perché lei è il coraggio delle idee,
e qualcuno, qualcuno con questo coraggio
sarà sempre pronto a disseppellirla …

Per quella voce che resta,
perché lei, lei è il coraggio delle idee!

 

 

versi di CLELIA PONTICIELLO, Sant’Antimo (Napoli)

 

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RIFLESSIONE DELL'ANIMA

 

Forse la vita,

 mi ha donato tanto di tanto,

male e bene ,

 bene e male


Tanto ,

che ho dovuto pensare e ripensare,

 per farvi tutti

 pensare

Oh! Gli errori

 

versi di ADA ROGGIO, Barletta (Bari)

 

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LA ROSA DEL PIRATA

 

Impervie mutilazioni d’oltreoceano

Infingardi riguardi d’oriente,

attizza la rosa di fuoco tradita.

A tristezza s’imbarca

a lacrime s’aggira

la rosa del pirata,

non si mutila.

Sempre fiorente

eppur brillante

non muore di nostalgia

ma a saper vivere s’affila.

 

S’adagia sull’onda

fino alla riva

eppur torna a galla come impazzita.

Fiorisce in silenzio,

ma viene rapita

custodita gelosamente

in roccaforte d’oriente.

 

Pirata non t’assalta

se fai dono

di una rosa candida.

Turbine silenziosa,

magico gioco

rosa del pirata

non abbandonar l’amata.

 

 versi di  TERESANTO

 

                              Domenica n.94 : 24 gennaio 2010                                    

 27 gennaio: GIORNATA DELLA MEMORIA

Dedicata ai milioni di donne, uomini, bambine, bambini, ebrei, oppositori politici, asociali, gay, lesbiche,

 diversamente abili, testimoni di Geova sterminati dal nazi-fascismo

 

versi dei bambini del ghetto di Terezin, Anna Frank, Joyce Lussu,

 

Vorrei andare sola
dove c’è un’altra gente migliore
in qualche posto sconosciuto
dove nessuno più uccide.
Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse
e perché non subito?


Alena Synkovà

 

 

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Una macchia di sporco dentro sudice mura
e tutt’attorno il filo spinato
30.000 ci dormono...
Sono stato bambino tre anni fa.
Allora sognavo altri mondi.
Ora non sono più un bambino,
ho visto gli incendi
e troppo presto sono diventato grande.
Ho conosciuto la paura,
le parole di sangue, i giorni assassinati...

Alla luce di una candela m’addormento
forse per capire un giorno
che io ero una ben piccola cosa,
piccola come il coro dei 30.000,
come la loro vita che dorme
laggiù nei campi,
che dorme e si sveglierà,
aprirà gli occhi
e per non vedere troppo
si lascerà riprendere dal sonno...


Hanus Hachenburg

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Pesanti ruote ci sfiorano la fronte
e scavano un solco nella nostra memoria.
...
Quattro anni dentro a una palude
in attesa che irrompa un’acqua pura.
Ma le acque dei fiumi scorrono in altri letti,
sia che tu muoia o che tu viva.
...

 I bambini rubano il pane e chiedono soltanto
di dormire, di tacere e ancora di dormire...
Pesanti ruote ci sfiorano la fronte

 

Mif

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È piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come il bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.

 

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La casa

Fisso e fisso il vasto mondo,
il mondo vasto e distante,
fisso e fisso verso sud-est,
fisso e fisso verso casa mia.

Fisso e fisso verso casa,
verso la città dove sono nato.
Oh, mia città, mia città natale,
con quale gioia tornerei da te.


Franta Brass, morto  ad Auschwitz a 14 anni.

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 La farfalla

L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
- così gialla, così gialla! -
l’ultima,
volava in alto leggera
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà la mia settima settimana
di ghetto...
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.


Pavel Friedmann

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A Terezín  

Quando arriva un nuovo bambino
tutto gli sembra strano.
Ma come, devo sdraiarmi per terra?
Mangiare patate nere? No! Non io!
Devo restare qui? Ma è sporco!
Il pavimento: guarda che sudiciume!
Ed io dovrei dormirci sopra?
Mi sporcherò tutto!

Qui, risuonano grida e strilli,
e poi, quante mosche…
Tutti sanno che le mosche portano malattia.
Oh, qualcosa mi morde! Non sarà una cimice?
Qui a Terezín, la vita è un inferno.
E quando tornerò a casa,
non lo so ancora dire.

Teddy

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Sì, è così che vanno le cose

I.
A Terezín, nel cosiddetto parco,
sta seduto un vecchio nonnino bizzarro,
laggiù da qualche parte, nel cosiddetto parco.
Ha una barba lunga fino al ventre
ed in testa un piccolo berretto.

II.
Fra le gengive sminuzza croste dure,
con il suo unico dente.
Povero vecchio mio con le gengive al lavoro,
invece di soffice pane, o zuppa di lenticchie.
Povero vecchio mio dalla barba grigia!

Koléba,

 acronimo di:
Miroslav Košek, morto ad  Auschwitz a 12 anni
Hanus Löwy, morto ad Auschwitz a 13 anni
Bachner (forse sopravvissuto)

 

I componimenti poetici dei bambini del ghetto furono scritti per lo più in lingua ceca.

Il ghetto di Terezin durante la seconda guerra mondiale fu il maggiore campo di concentramento sul territorio della Cecoslovacchia istituito dai nazisti dopo l'occupazione del territorio. Nel periodo in cui durò il ghetto - dal 24 novembre 1941 fino alla liberazione avvenuta l'8 maggio 1945 -  vi passarono 140.000 prigionieri e ve ne  perirono circa 35.00. Circa 88.000 mila vennero deportati ad Auschwitz e solo  17.247 furono i sopravvissuti. I bambini superstiti non superarono neanche il centinaio.

Fra i prigionieri del ghetto di Terezin ci furono all'incirca 15.000 bambini, compresi i neonati. Erano in prevalenza bambini degli ebrei cechi, deportati insieme ai genitori, in un flusso continuo di trasporti fin dagli inizi dell'esistenza del ghetto. Quasi tutti morirono nel corso nel 1944 nelle camere a gas di Auschwitz. Dopo la guerra non ne ritornò nemmeno un centinaio e di questi nessuno aveva meno di quattordici anni.  Nel ghetto, dapprima i ragazzi e le ragazze che avevano meno di dodici anni abitavano nei baraccamenti assieme alle donne; i ragazzi più grandi erano con gli uomini. Tutti i bambini soffrirono assieme agli altri le misere condizioni igieniche e abitative e la fame. Soffrirono anche per il distacco dalle famiglie e per il fatto di non poter vivere e divertirsi come bambini. Per un certo periodo i prigionieri adulti riuscirono ad alleviare le condizioni di vita dei ragazzi facendo si che venissero concentrati nelle case per i bambini. La permanenza nel collettivo infantile alleviò un pò, specialmente sotto l'aspetto psichico, l'amara sorte dei piccoli prigionieri. Nelle case operarono educatori e insegnanti prigionieri che riuscirono, nonostante le infinite difficoltà e nel quadro di limitate possibilità, a organizzare per i bambini una vita giornaliera e perfino l'insegnamento clandestino. Sotto la guida degli educatori i bambini frequentavano le lezioni e partecipavano a molte iniziative culturali preparate dai detenuti. E non furono solo ascoltatori: molti di essi divennero attivi partecipanti a questi avvenimenti. Si fondarono circoli di recitazione e di canto e si faceva teatro per i bambini. I bambini di Terezin inoltre dipingevano e scrivevano poesie. Una piccola parte di versi si è conservata.

 

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 Aprile
 

Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere Felice.



Anna Frank
(1929-1944)

Annelies Marie Frank, ebrea, è nata a Francoforte nel 1929; rifugiatasi in Olanda con la famiglia nel 1933, per sfuggire alla persecuzione nazista, è stata per più di  due anni, nascosta in una casa di Amsterdam, assistita da amici fidati. Il 4 agosto del’44 la famiglia Frank è scovata dalla Gestapo e deportata.  Anna è morta di stenti, a quindici anni, nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1945. Ha lasciato il suo Diario  tradotto in 60 lingue e venduto in oltre 30 milioni di copie.                      

 

C'è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede

ancora la marca di fabbrica

Schulze Monaco

c'è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio

di scarpette infantili

a Buchenwald

 

più in là c'è un mucchio di riccioli biondi

di ciocche nere e castane

a Buchenwald

servivano a far coperte per i soldati

non si sprecava nulla

e i bimbi li spogliavano e li radevano

prima di spingerli nelle camere a gas

c'è un paio di scarpette rosse

di scarpette rosse per la domenica

a Buchenwald

erano di un bimbo di tre anni

forse di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto

lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

 

anche i suoi piedini

li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l'eternità

perché i piedini dei bambini morti

non crescono

c'è un paio di scarpette rosse

a Buchenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole

 Joyce Lussu

 

 Joyce Salvadori (Gioconda Salvatori 1912 – 1998) più nota con il nome da sposata di Joyce Lussu è stata scrittrice, poeta, traduttrice e partigiana. Suo padre, Guglielmo Salvadori, era un filosofo positivista e celebre anglofilo di origine aristocratica. Osteggiato dal fascismo, dovette riparare all'estero con la famiglia. Joyce studiò fra Germania, Francia e Portogallo, laureandosi in lettere alla Sorbona e in Filologia a Lisbona.Tra il 1933 e il 1938 viaggiò molto in Africa, dove nacque il suo impegno ambientalista, che si unì a quello politico portandola a iscriversi al movimento Giustizia e Libertà. Nel 1938 incontra Emilio Lussu, che diverrà il suo compagno e poi marito per tutta la vita; insieme a lui partecipò alla Resistenza per la quale fu decorata con la medaglia d'argento al valor militare. La sua carriera letteraria iniziò nel 1939 con Liriche.  Fu anche una promotrice  dell’ UDI. In Fronti e frontiere narrò la lotta sua e di Emilio Lussu durante la Resistenza; degno di nota un apocrifo, Sherlock Holmes, anarchici e siluri del 1986. Fu anche traduttrice raffinata, soprattutto di opere d'avanguardia asiatica e africana, e del poeta turco, Nazim Hikmet.

 

 

 

Domenica n. 93: 6 dicembre  2009

dedicata alle femministe  e alla Giornata nazionale canadese  del ricordo e dell'azione contro

 la violenza sulle donne, in memoria del Massacro avvenuto venti anni fa a Montreal.

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versi di Angela Hambling, Anne Sexton, Lucille Clifton, Suzanne Berger Rioff,

Rita Mae Brown,  Robin Morgan.

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tutte le poesie sono tratte da:

LA POESIA FEMMINISTA

Antologia di testi poetici del MOVEMENT

a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia   ed.Savelli, 1974

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Perché i grandi poeti sono stati sempre e solo uomini? Quante volte le donne si sono sentite ripetere questa domanda-trabocchetto! Questa raccolta sta a dimostrare  come la coscienza del proprio essere donna e oppressa possa trasformarsi in forza espressiva, in volontà comunicativa; come la donna che riesce a conquistarsi quel diritto che  l'uomo ha sempre avuto- il diritto alla parola- possa essere grande poeta.

Si tratta naturalmente di una poesia"diversa" nei temi ( la madre,il figlio, il corpo, lo squallore familiare quotidiano, l'aborto) e nei modi (un linguaggio spesso volutamente semplice, persino dimesso, certo antiretorico e anti lirico): insomma una POESIA FEMMINISTA. (dal retro-copertina)

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Poesia  (Poem)

quando stavo con mia madre

mi sentivo sicura

lei mi proteggeva dal dolore e dalla disperazione

e anche ora sarebbe disposta a tenersi tutto dentro

come sanno fare le donne

 e non ne parlano mai

e ciascuna se lo porta

chiuso dentro di sè

come se lei fosse l'unica

a sapere

(1973)  Angela Hambling

femminista radicale, interessata ad esplorare nuovi modi di combattere l'alienazione.

" Le altre non dicono altro di sè, se non che sono donne femministe. Dovrebbe bastare."

 

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La casalinga (Housewife)

 

Certe donne si sposano la casa.

E' come un'altra pelle; ha un cuore,

una bocca, un fegato e un intestino.

Le pareti sono ferme e color rosa.

Guardala tutto il giorno in ginocchio,

con che puntiglio si lava.

Gli uomini entrano a forza, attratti come Giona

nella carne delle loro madri.

una donna è madre di se stessa.

Questo è quello che conta

 

(1961) Anne Sexton

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Miss Rosie

 

Quando ti guardo

seduta lì, come un sacco

di rifiuti

avvolta nell'odore

di bucce di patate troppo vecchie

o quando ti guardo

seduta lì, con ai piedi

le tue vecchie scarpe da uomo

bucate in punta per il dito

lì, ad aspettare la tua intelligenza

come il cibo della settimana prossima

io dico

quando ti guardo

tu, involucro marrone umido di donna

che è stata la più bella della Georgia

la Rosa di Georgia ti chiamavano

io sopravviverò

io la racconterò

la tua distruzione

 

( 1969) Lucille Clifton

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Cicli, Cicli  (Cycles,Cycles)

 

ostriche oleose il venerdì notte

un litigio o due

prima del sonno di lana d'acciaio

            tesoro

fuori gli uomini s'ammazzano

ciascuno sopporta

la carità incerta

di pesare l'uno

             sull'altro

e questa pena è come droga

c'è solo questo brivido questo rozzo miracolo

di separarsi

come le lame di una forbice

e poi tornare a unirsi

per tagliare

            le nostre budella in amore

 

(1970) Suzanne Berger Rioff

 

...............................

 

La canzone che le sorelle non vogliono farmi cantare

( The Song Movement Sisters Don't Want Me to Sing)

 

Inseguo l'odore di una donna

sa forte di melone

trabocca di gioia

mi ispira

a lacerare di grandi buchi la notte

perchè il sole vi irrompa

questo è tutto quello che posso sapere

il suo respiro

che riempie le valli del mio collo

un piacere che smangia la morte.

 

(1970)  Rita Mae Brown, attivista del Movement.

 

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Mostro (Monster)

 

Ascolta. Stanotte sto rallentando la morte

dentro di me.

Non voglio cominciare a elencare la lista

di stupri e bruciature e percosse e sorrisi

e malumori e rabbie e tutto il resto

che avete sbattuto sopra le donne in tutta la vostra storia

( a cui non abbiamo partecipato-anche se dio lo sa che ci abbiamo provato)

insieme ai vostri corpi pesanti, esigenti stesi sui nostri

mentre il vostro sperma orgoglioso, la sua liquida arroganza,

soffocava i nostri pori-

stanotte no.

Sono stanca di registrare il vostro trionfo e la nostra oppressione,

proprio stanotte che i due uomini che amo-

uno quello con cui vivo, il padre di mio figlio, e con il quale

esigo di vivere la mia lotta,, vitale e mortale insieme-

stanotte che voi due sedete al tavolo di cucina recitando

un elaborato rituale di ciò che voi credete lotta

ma non inganna nessuno. La vostra comune oppressione, il dolore,

e l'amore come "effemministi" in un modo patriarcale che brucia,

non riescono ancora a liberarvi dai giochi di potere della virilità.

 

Il bambino dorme nell'altra stanza. Bianco. Maschio. Americano.

Potenzialmente la più potente e mortale creatura

della specie.

I capelli, dio mio, si arricciolano in teneri virgulti umidi

per il sudore del suo sonno estivo. Non è ancora, e mai lo sarà

 se ci riesco, "un vero uomo".

Ma due giorni fa vedendomi nuda per la cinquecentesima volta

in meno di due anni di vita, improvvisamente

ha pensato alla creatura pelosa che sbadiglia

nel suo programma preferito in televisione:

ha connesso quell'immagine con i miei genitali; ha riso

e detto, "Mostro".

 

Voglio la rivoluzione delle donne come si vuole un amante.

La desidero : voglio così tanto questa libertà.

la fine della lotta della paura e delle bugie

che tutti respiriamo, che potrei morire

nell'appassionata pronuncia di quel desiderio.

Per una sola volta in questa sola vita vorrei danzare

tutta sola e nuda su un picco roccioso sotto i cipressi

senza paura di dove metto i piedi. 

Intravedere cosa avrei potuto essere,

e non diventerò mai, mai, se non avessi dovuto"sprecare la vita"

a lottare per ciò che la mancanza di libertà mi impedisce persino

di intravedere.

Chi detesta la violenza rifiuta di ammettere

che la sta già vivendo, e la fa.

Chi si abbandona alla" soluzione privata",

l'"odissea privata", "la crescita personale",

è il più conformista di tutti,

perché ammettere la sofferenza è cominciare

a creare la libertà.

Chi ha paura di morire rifiuta di ammettere che è già morto.

Bene, io sto morendo stanotte soffocata dalla disperazione,

dal peso morto della lotta

anche contro quei pochi uomini che amo

e di cui mi importa sempre meno

man mano che mi uccidono.

 

Mi capisci? Morire. Impazzire.

Davvero. Senza metafore.

delirare le reti sottili dell'arcobaleno

come ragnatele dappertutto sulla pelle

e sognare sempre più spesso quando riesco a dormire

di essere uccisa o di uccidere.

Dolce rivoluzione come vorrei che queste lacrime di donna

che mi scendono giù per la mia faccia in silenzio proprio ora fossero pallottole;

ogni parola che scrivo, ogni tasto della macchina da scrivere

una pallottola per uccidere quel qualcosa nell'uomo

che ha costruito questo impero , colonizzato il mio stesso corpo,

e poi chiamato"Mostro" la sua colonia.

 

Sono una "che odia gli uomini" hanno detto.

Non ho il tempo e la pazienza di dire di nuovo perché e come

non odio gli uomini ma ciò che gli uomini fanno in questa cultura,

e come il sessismo, il potere e la competizione

è il nemico _ non le persone, ma il fatto che gli uomini hanno creato

questo sistema e lo conservano e ne traggono profitti concreti.

Parole e retorica che immediatamente

sgorgano dalle mie vene appena le sfiora

il filo del rasoio dell'amore umanitario. Basta.

Dirò invece, che voi uomini dovrete essere liberati,

anche se noi donne dovremo spingervi a calci nella libertà, uccidervi

dato che i più di voi sceglieranno la morte con gioia

piuttosto che rinunciare al potere di avere il potere.

 

Compassione per gli impulsi suicidi dei nostri assassini? Bene,

una volta in aereo l'uomo seduto nella fila accanto,

un paraplegico della seconda guerra mondiale,

completamente morto dalla vita in giù,

che si muoveva avanti e indietro nella sua sedia a rotelle, passò tutto il tempo

a divorare le pagine sportive del giornale

e poi le riviste di sport,

facendo notare ad alta voce a chiunque l'ascoltasse

(sopratutto le hostess) quale atleta fosse "un vero uomo"

Due uomini seduti dietro di me discussero tutto il tempo

quali isole dei Caraibi erano meglio per andare a puttane,

quale colore di culo fosse più sensuale e compiacente.

Le hostess gli sorridevano e gli servivano il caffè.

Mi aggrappai ai braccioli del sedile più volte

per non alzarmi e gridare all'intero carico umano

di quell'aereo cos'era che ci torturava tutti_ non lo feci

perché sapevo che mi avrebbero preso per una pazza, un dirottatore

in potenza magari, e mi avrebbero immobilizzato per poi scaricarmi

al Bellevue Hospital al nostro arrivo a New York.

(Nessun dirottatore, lo capii allora, vuole davvero impossessarsi

dell'aereo. Lei/lui vuole impossessarsi della testa dei passeggeri,

cambiarli dal di dentro, fare la rivoluzione

a 10.000 metri di altezza

e tornare al paese di partenza con una pattuglia di volante magica

e vincere.)

Frenarmi sta diventando un lusso tattico,

che prende sempre più piede.

 

L'orticaria infiamma sempre più le stimmate della mia passione.

Un giorno o l'altro mi toglierete il bambino, in qualche modo.

E l'uomo che ho amato, in qualche modo.

Perché tutto questo mi deve dare nausea e terrore?

Mi avete già tolto me stessa

non ho altra strada se non di addentrarmi

sempre più nella follia, i mostri, le ragnatele, le nausee,

per liberare voi -uomini - dall'ucciderci, ucciderci.

 

Nessun popolo colonizzato è stato così diviso

per così tanto tempo come le donne.

Nessuno paralizzato a tal punto dalla compassione per l'oppressore

che respira ogni notte sul cuscino accanto.

Nessun popolo tanto vecchio che dopo aver inventato, come ora sappiamo

l'agricoltura, la tessitura, la ceramica, il linguaggio, la cottura

dei cibi, e la medicina, deve ora inventare una rivoluzione

così totale da distruggere il maschio, la femmina, la morte.

 

Oh, madre, sono stanca.

Una sorella, nuova a questo tormento chiamato consapevolezza femminista

per mancanza di un grido che lo nomini, mi chiese

"Ma come fai a non impazzire?"

In nessun modo, sorella.

In nessun modo.

Una volta ho pensato, questa è una guerra dei pori contro l'intossicazione.

 

E voi, uomini. Amanti, fratelli, padri, figli.

Vi ho amato e vi amo ancora, se non per altro

perché siete usciti gemendo dal mostro

mentre il mostro si curvava dal dolore per darvi il potere

di rompere il suo incantesimo.

Bene,finalmente siamo noi a doverlo rompere.

Vi parlerò sempre meno

con suoni sempre più inarticolati e confusi che non capirete:

formule di streghe, poesie,nenie di vecchie donne,

cifrario schizofrenico, accenti, litanie, bombe,

veleno, coltelli, pallottole,qualunque cosa

questa libertà possa inventare.

 

Che le chiazze d'orticaria fioriscano audaci che la carne si infiammi

e bruci tra le reti

Impazziamo insieme sorelle.

Che l'agonia del travaglio per partorire la rivoluzione

sia la fine del dolore.

Convinciamoci che niente ci fermerà.

Io che devo imparare a sopravvivere finché la mia parte sarà

finita.

Che devo prendere coscienza

                                           che sono

                                            un mostro. Sono

                                     un

                                     mostro.

Io sono un mostro.

E ne sono fiera.

 

(1972) Robin Morgan

militante del Movement, movimento di liberazione, ha fondato il gruppo femminista radicale di New York,WITCH. Ha pubblicato un libro di poesie chiamato  "Monster" .

 

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6 dicembre 2009 - vocedonnapoesia dedicata alle femministe.

6 dicembre - Canada - Giornata nazionale del ricordo e dell'azione contro la violenza sulle donne, in memoria del Massacro avvenuto venti anni fa a Montreal.

6 dicembre 1989 - Marc Lépine entrò, armato di fucile automatico, all’École Polytechnique di Montrèal, e in 20 minuti sparò a 28 persone, uccidendo 14 donne, prima di rivolgere l’arma verso la propria testa per suicidarsi. In una lettera trovata nella giacca di Lépine, scritta prima di iniziare la strage, il giovane espose i “motivi politici” che lo avevano spinto a compiere quel drammatico gesto, «perché il femminismo - scriveva - mi ha sempre rovinato la vita», presentando una lista con 19 nomi di donne che avrebbe voluto uccidere. 

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                                   Domenica n. 92: 1 novembre 2009                                                                        

dedicata a Hamida Ben Sadia, Nadia Anjoman e Alda Merini

Hamida, scrittrice femminista, scomparsa in questi giorni, ha sempre combattuto strenuamente per le donne algerine contro l’iniquo codice di famiglia. Nadia, poeta afghana di venticinque anni,  è morta esattamente 4 anni fa, dopo essere  stata picchiata selvaggiamente dal marito, il 4 novembre 2005, nella loro casa di Herat, per aver osato comporre e recitare in pubblico i suoi versi d'amore. Alda, grande poeta, scomparsa oggi 1 novembre. 

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versi di Beatrice Walter, Iride Enza Funari, Nicoletta Congiargiu, Grazia Lisma,

Maria Elisabetta Martini, Rita Annaloro, Anna Maria Folchini Stabile, Carla Grementieri

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Anche il cane rognoso di casa abbaia, di tanto in tanto


ma applicato sulla bocca delle donne,


anche se d’oro, c’è un lucchetto.

Nadia Anjuman, da “Il mio fiore scuro

Quante volte è stata tolta dalle labbra

la mia canzone e quante volte è stato

azzittito il sussurro del mio spirito poetico!

 

Nadia Anjuman, da “Catene d’acciaio”

 

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La foto che il gatto lecca

 

“ Ma tu sei

 diversa” dissero

della foto che il gatto lecca,

perché la mia faccia si spandeva,

come una zucca nella notte,

non il mio viso di porcellana buona,

ma la sorella che non ho mai avuto.

Lei, che sorrideva con i denti ineguali,

faceva l’amore coi ragni e rideva

a vederli contorcersi, beveva il sangue dl sole

sull’altra faccia della luna- noi credevamo

che dormisse- e piangeva

quando udiva i richiami degli uccelli

nel fuoco dell’ottobre scorso. Fu catturata,         

mi disse, mentre rovistava negli angoli

una notte col gatto, suo fratello.

L’obiettivo strappò al buio

il suo volto e o inchiodò

alla luce. Solo il gatto,

che ha nostalgia di lei,

la lecca di tanto in tanto.

 

Beatrice Walter, 1970

tratto da “La poesia femminista” Antologia di testi poetici del MOVEMENT

a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia. Ed. Savelli, 1974

 

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I tuoi occhi

Figlia dell’onda

accosti

inconsuete fragranze

d’incontro

al sapore di arenili

d’inverno.

 Esposta

costeggi amorosa

rapisci il mondo

con lo sguardo,

egoista di sapere…

occhi di donna

insaziabili

non avranno mai

abbastanza risposte

in serbo a giorni

che tramontano

troppo in fretta.

 

versi di  Iride Enza Funari, Milano

 dalla  raccolta "Oggi il mondo.... e' volto di donna"

 

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Donna perduta donna

Donna perduta donna, che all'amore di un uomo ti sei aggrappata.
Lascia che i pensieri mutino.
Lascia che i pensieri escano liberi.
Lascia per sempre!

Pensieri e angosce sono tra i protagonisti
del tuo cuore, ora,
solo ora.

Accarezza dolcemente il tuo amore
come se fosse l’addio
ad un morto,
fai confluire le ultime lacrime.
Guarda il suo volto e disegna i tratti
con i tuoi occhi d’innamorata.

Chiudi gli occhi ed immagina
Tutto.
Ogni momento.
ogni atmosfera.

Esci dalla porta,
girati.
Ora asciuga gli occhi
Ispira l’aria nuova.
E non pensare più.

                                versi di Nicoletta Congiargiu, Roma

 

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 (Appunti…)

Una musica rosso antico sul corpo… 

un riflesso aranciato del sole

m’invitano a speranze

segrete, sul nascere...

e rinasco nuova nel verde

silenzio e mi occupo di me...

                                           versi di  Grazia Lisma, Mazara del Vallo (Trapani) 

 

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Le strade della mia infanzia erano bianche

 

Presente remoto

di un Chianti assolato e

sassoso, l’asino quieto

sotto bisacce bisunte e

polverose  :

“ Donne , c’è l’acqua,

donne !”

 Donne pance e donne grembiuli ,

donne mestoli, cipolle e pezzole e

gonne larghe

piene di bambini

riempivano allora le porte

con mezzine di rame lucido

in mano.

Per l’acquaiolo

rami di rosmarino.

 

                            versi di  Maria Elisabetta Martini

 

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Invecchiare                                              

Ti ricordo con

Tutti i denti                                                 

Amica mia,                                         

con le unghie lunghe,   

smaltate, graffianti, 

But now                   

Guardi la tv.                                                         

they wanted you to go                                          

further, easier to get                                              

hold on.                                                                 

I still stand, sat on

A stone.                                                                 

Perché mi guardi                                                   

Così?                                                                                                                                               

Ci sono ancora

piatti da lavare,                                                     

panni da stirare,                                                    

torti da subire                                                      

urla da impazzire.

E tu?

Guardi la TV.

 

                                         versi di Rita Annaloro, Padova

 

                              ................................................................

 

Donne

Sulla panchina

del lungolago

noi due

sedute.

Per chi ci osserva,

ragazze anziane.

Eppure

io e Rina

del mondo intero

ce la ridiamo.

Mentre il Piemonte

scivola lento

sull’acqua scura

e i suoi gitanti

lieti ed ammirati

guardano intorno,

noi,

con ironia

o con dolore

o con attesa

guardiamo

alla vita

e al suo mistero.

 

versi di Anna Maria Folchini Stabile, Brianza

 

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  Tracce di donne

 Una collana di perle e turchese

cinge le vette ammantate

strisciando fino alle dune sabbiose

con i passi sofferti delle donne

 Nicchie di parole bruciano

gli occhi tristi di una donna in nero

col sorriso adagiato sul cammino

 Una bocca col rossetto dell’amarezza

recita versi al vento della foresta

spingendo l’altalena dei perché

Si sciolgono i nodi del tempo

con l’inquietudine delle coscienze

e lo specchio di Alice riflette

la gioia e l’angoscia del vivere

Tracce di donne fuori dal coro

Per temprare la propria anima e

trovare il grimaldello dell’armonia

 

                      versi di Carla Grementieri, Castrocaro Terme (Forlì)

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care amiche, cari amici,

 se volete potete diventare Amiche/Amici di voceDonna 

su facebook Voce Donna: vocedonna@libero.it

 

                                                            Domenica n.91: 5 luglio 2009                                                        

             

dedicata a Neda Saleh,

la 16enne studentessa  iraniana uccisa a Teheran durante una manifestazione pacifica di protesta

per i risultati elettorali ritenuti non autentici e alle migliaia di donne iraniane che hanno fatto sentire la loro voce.

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versi di Jehan Malek Khatun, Forough Farrokhzad,

 

 Silvia Golfera, Ada Roggio, Anna Facciani, Antonia Izzi Rufo,

 

Sandra Carresi,  Maria Elisabetta Martini, Giulia Geniale, Maria Dilucia,

 

Rita Annaloro, Alberta Tedioli, Carla Grementieri

 

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Come fiore scarlatto

Mi s’insanguina ad ogni respiro
il cuore per amarti,
e poi è dagli occhi che riverso il sangue
del cuore. 

Giallo lucente di dolore
si fece il mio volto
per te,
ma di nuovo poi come fiore scarlatto
per le mie lacrime di sangue. 

So bene che fievole era
nel tuo petto
il mio ricordo,
eppure a dismisura s’accresceva l’amarti
nell’anima. 

Irta e slanciata ero
come una I, ma adesso
guarda come Z si spezza 
la mia schiena
per il tuo abbandono. 

Un tempo a me eri incline
per prendermi,
ma che importa,
se incostante è ad ogni momento
la tua natura.

Ascolta cuore,
non proviene da chi stringe
il cuore
questa violenza,
sarà la sorte avversa
che tutto così nero dispone.

M’ero decisa a liberare
il cuore e l’anima
sulla strada del tuo amore,
per vedere cosa ne sarebbe stato
un giorno.

E’ di roccia il cuore
di chi ci stringe il cuore,
e non si cura di noi
se sanguina poco a poco
il ventre della Dama del Mondo.

Jehan Malek Khatun, poeta iraniana del XIV secolo

da “La Dama del Mondo” XIV secolo, Iran. Traduzione di Domenico Ingenito.

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PECCATO

Peccai un peccato pieno di piacere,
In un abbraccio che era caldo e ardente.
Peccai tra braccia
Che erano roventi, assetate di vendetta e come ferro.

In quel luogo solitario, buio e silenzioso,
Guardai i suoi occhi pieni di segreti.
Ansimante, il mio cuore trasalì nel petto
Alla supplica del suo sguardo implorante.

In quel luogo solitario, buio e silenzioso,
Sedetti confusa accanto a lui.
Le sue labbra sulle mie labbra stillarono desiderio.
Dimenticai le pene del mio folle cuore.

Sussurrai al suo orecchio frasi d'amore:
Voglio te, o mio amato,
Voglio te, o abbraccio vivifico,
Te, o folle amato mio.

Desiderio divampò nei suoi occhi;
Vino rosso danzò nella coppa.
Ebbro, il mio corpo contro il suo corpo
Fremette nel soffice letto.

Peccai un peccato pieno di piacere,
Accanto a un corpo tremante e privo di sensi;
O Dio, io non so che feci
In quel luogo solitario, buio e silenzioso.
 


                                      
   Forough Farrokhzad, poeta iraniana contemporanea

    Traduzione dal persiano in italiano di Daniela Zini

 

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Estate lentamente

 

Numeri e

case senza età

mi sono abituata

all’abitudine

e scorrono silenti

le mie ore.

Buche d’un giorno

e voglie ingrate

che arrivi la notte

a diluire nodi

e pietre dure..

Ricordi sotto tono

speranze impacchettate

pensieri in riva

al mare, al vento,

al momento lenito

e incompreso..

Ora comprendo

i forti sapori,

delle zagare

gli odori..

i sonni svogliati

a destare..

Estate lentamente..

torna.

 

 

                                 versi inviati  da Grazia Lisma, Mazara del Vallo (Trapani) 

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        Calde incantate sere d'estate  

Calde incantate sere d'estate

Seduta li aspetto che arrivi notte

Notte fonda,

Dove i sogni fanno da padrone nella mia mente

Ricordi prima confusi,

Poi rimescolati,

Riportati al presente

scanditi

Ecco li riaffiorare piano, piano

Uno, ad uno

Ricordi, che la mia mente aveva rimosso

Affiorano, riportandomi a sofferenze vissute

avevo  cancellato volutamente

per non farmi male

La voglia di annientare quel dolore provocato

lo annientava

La rabbia oggi,

di essere stata molto flebile

vulnerabile,sciocca,stupida, fino a farmi raggirare

Io che ero un soldato,

oggi uno spettatore,

che ascolta  fuori dal teatro

                              non ha soldi per entrare

Mi nascondo, per non farmi riconoscere

le mie scarpe, la mia borsa

i miei abiti

Io irriconoscibile ai miei occhi e a quelli degli altri

Quando entravo li ...,

il mio profumo, ora  non più il mio

Resto la donna di sempre

pelle vellutata ,sempre ordinata ,

D’aspetto giovanile ma cambiata

 

 

versi inviati da Ada Roggio, Barletta (BA)

 

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La città che parla.

 

Camminasti con me di notte

nella città che parla.

Zitte infine le insegne ciarliere di luci,

zitto il vociare, lo sciamare della gente,

i sordi, pesanti boati…

 

Zitti

Nella città che parla, di notte

alla luce dell’ombra

che induce ad ascoltare i nostri passi

e che sorride di portici antichi

di stucchi ai portoni

di lievi balconi.

Ti sorprende di entrate segrete e schive:

luci accese alle finestre

e tu fuori

a immaginare, oltre i vetri,

cosa avviene ogni giorno

che ogni giorno non sia.

 

Siamo assorti nella città di notte,

avvolti di vicoli a ciottoli rosi dal tempo

e dalla guazza, lucidi a specchio.

E mai, del glicine attorcigliato fino al terzo piano,

restammo cosi immersi di profumo.

 

Noi

Inermi nella città di notte,

ad aspettare che il brivido che ogni volta ci sorprende

si allontani senza lasciare traccia,

lasciandoci annegare nel silenzio.

 

 

         

  versi inviati da Anna Facciani,

                    Castrocaro Terme (Forlì) 

 

 

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Notte

M' accarezzi
dolcemente
mite notte senza vento
buia notte senza luna
e senza stelle.
Dice quiete
il tuo silenzio
distensione
del pensiero che sonnecchia
sosta
nel sereno.



versi inviati da Antonia Izzi Rufo,

 

        Castelnuovo al Volturno (Isernia)

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La salita

 

Affiancata dalla stanchezza,

sudore, passione,

angoscia,

con la mente offuscata

da ipotesi, speranze, attese

intervallate da incertezze

ed angosce,

 

é lunga e faticosa,

la salita…

 

Sogni sospesi a metà,

in un’aria impregnata

da dubbi sottili,

mescolati a sostanze

dense, oscure,

dove continuare

diventa difficile,

nuotare quasi impossibile.

 

Ma se riesci a stare a galla,

allora…, è già speranza,

il cuore riprende

il linguaggio del coraggio,

il vento, quasi per incanto,

come fresca brezza,

rende più facile la via,

alleggerendo le ragnatele

del tormento,

 

e pensi che scollinando,

forse la salita,

finalmente è finita.

 

 

                                           versi inviati da Sandra Carresi,

                                                                Bagno a Ripoli-Firenze

 

 

                                                     -----------------------------------------------------

 

 

 

                                                L’acqua chiara

 

L ‘ acqua chiara, mì amòr,

sangue, preziosa

 

miracolosa memoria della luce

che cadeva sui tuoi Dèi addormentati.

 

Tu chiuso scoglio

nero pozzo profondo

della poesia mai detta,

perduto nel labirinto obbligatorio.

Tu rinato.

Come orizzonte imprevedibile del mare.

 

Amore mio,

parola semplicissima

che mai ho trovato

il coraggio di gridare.

 

 

 

 versi inviati da Maria Elisabetta Martini

 

 

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La paura
sottile
impalpabile
invade il cuore
gela la mente
e così
immobile
ti guardi
vivere 

 

                                  versi inviati da Giulia Geniale, Cesena 

 

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In fretta

In fretta,
in fretta
in fretta
il tempo sta per finire!
Veloce,
veloce,
veloce
dì quello che devi dire!
Hai osato chiedere la parola,
noi te l'abbiamo concessa!
Il  patto, che ben conosci,
è che tu non la sprechi
per stupida vanità.
Il tuo compito?
Dare voce
al dolore dei muti!
Pensavi fosse semplice?
Pensavi fosse facile?
Cosa c'è?
Ti sei accorta di quanto sia
in realtà  faticoso, pesante, doloroso?
Cosa c'è?
Ti sei accorta
che in fatto di uomini
non esistono solchi definiti?
Non esiste bianco e nero?
Ti sei accorta dell'immensa
varietà di grigi?
Ti sei accorta che il colpevole di oggi
altro non è che la vittima di ieri?
Ti sei accorta che marchiare
è sempre in tutti casi un'ingiustizia?
E allora cosa hai deciso di fare?
Ricorda il tuo tempo sta per finire!
Fa che le tue parole  non finiscano
nella farsa generale!
E ricorda:
o hai il coraggio della verità
o taci per sempre!



versi inviati  da Maria Dilucia, Milano

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No, io no

che non mi           

piego, no che          

non mi muovo

          

Che giri il mondo                                                                                                  Come sempre,

andando allo sbando  

di un domani

Incerto e lordo.

   

Not in my name,

not with the shame

Of a word unspoken

A line unwritten.

                                                                               

dai, donne, andiamo

a farci vedere.

sentite che ci siamo?

 

 

versi inviati da Rita Annaloro, Padova

 

 

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Emancipato

 

Un po’ pelato

Perennemente abbronzato

Occhiale rettangolato

Forcellato e griffato

Fine e colorato

SEI L’UOMO MODERNARIATO

Orologino firmato

Braccino tatuato

Sbarbato e levigato

Profumato e depilato

Di tanta crema spalmato

SEI L’UOMO MODERNARIATO

Muscolo palestrato

Peso stabilizzato

Spanciato

Fisichino garbato

Colore abbinato

SEI L’UOMO MODERNARIATO

Fine anche il tuo palato

Cibo e vino ricercato

Sembri un po’ datato

Di sicuro sei montato

Non ti sei mai scornato

SEI L’UOMO MODERNARIATO

Mini appartamento pagato

Nel centro abitato

Con sfizio e gusto arredato

Solo qualche amico è entrato

Di sicuro era fidato

SEI L’UOMO MODERNARIATO

Non essere arrabbiato

Sei bellino e educato

Non ho detto antiquariato

E neppure stagionato

Tantomeno invecchiato

HO DETTO MODERNARIATO

 

 

 

versi inviati da Alberta Tedioli,

                   Modigliana (Forlì)

 

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 da Acquerelli di viaggio

 

 fotopoesie di Carla Grementieri

                 

 

Tuareg: uomini blu

 

Occhi d’ebano celati dallo shèsh

trafiggono un deserto accecante

 

L’azzurro dei burnus sventola

nel vento greve di sabbia

 

Movenze eleganti, gesti sicuri.

ricchi di fierezza e dignità

 

Antichi signori del deserto

in cerca di libertà

tra Sole Sabbia Colore

 

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Uomini

Guizzano i muscoli

dei giovani dogon

impegnati nella danza

 

Il sole tra i baobab

Luccica la pelle nera

Sensuale d’ebano levigata

 

Forti Giovani Vitali Orgogliosi

E’ la stirpe antica del mondo

 

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Il sogno : la  moschea di Djenne

 

 

Cammino sola

alla luce delle stelle

verso un sogno che si avvera

La moschea di Djenne

in un silenzio assoluto

dorme gli ultimi istanti

 

Protetta dalla luna

gioca tra il reale e il fiabesco

l’immaginario e il magico

 

La luce del mattino

fluisce lentamente plasmando

curve di perfezione

 

La luna sbiadisce e si allontana

 

La notte vira al giorno

e il canto degli uccelli

arricchisce il silenzio

Bagliori rosati e una nenia senza

fine sfiorano  quel luogo sacro

plasmato  di fango e di carezze

 

La serenità invade

il mio animo e rinnova

l’intensa gioia di vivere !

 

 

Mali, 1997

 

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Macchu Picchu

  

Ho udito l’Urubamba scorrere felice

Ho percepito il respiro profondo dell’Inca

 

Ho ammirato la geometrica perfezione delle forme

Ho gioito per i battiti intensi del mio cuore

 

Ho curiosato tra i dedali della fantasia

Ho assistito alla cerimonia nella piazza sacra

 

Mi sono divertita tra gli zampilli d’acqua

Mi sono stupita della genialità dell’uomo

 

Ho visto il sole impigliarsi nell’Intihuatana,il palo della sacralità

Ho ascoltato la pioggia che purificava la mia anima

Ho assorbito l’energia del cosmo

Ho avvertito il mistero eterno dello spirito

 

                                            Huayna Picchu, “giovane vetta” di Esistenza

      Macchu Picchu, “vecchia vetta” di Armonia

 

 

 

Agua Caliente –Perù –1998

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TIBET

 

 

Terra di montagne

 

Di preghiere

                                                                                              Di silenzi

 

Di grandi solitudini…

 

 

Tibet, 1991

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Care Amiche, cari Amici

 

voceDonna

vi augura

 

 un’estate ricca di poesia, di libri, di scrittura, di magie …

 

Carla Grementieri vi saluta e vi augura itinerari insoliti

 con i suoi acquerelli di viaggio....

 

 Arrivederci… a settembre

 

 se volete potete diventare Amiche/Amici di voceDonna 

su facebook voce Donna: vocedonna@libero.it

 

 

                                      Domenica n. 90: 31 maggio 2009                                

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dedicata a Delara Darabi,

la 23enne pittrice iraniana impiccata il primo maggio scorso perché a  17 anni si era accusata di un delitto per salvare il fidanzato

 e  dedicata alle centinaia di donne detenute ingiustamente nelle carceri iraniane, spesso condannate alla lapidazione.

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versi di Joumana Haddad, Anna Maria Folchini Stabile, Rita Annaloro,      

 

         Carla Grementieri, Grazia Lisma,Sara Cagnani,  Anna Facciani.     

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Sono una donna

 

Nessuno può immaginare

quel che dico quando me ne sto in silenzio

chi vedo quando chiudo gli occhi

come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.

Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e che quel che seguirà è una tempesta.

 

Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo.

 

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia

libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza di loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del

mio

desiderio

e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

 

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

 

Joumana Haddad, Libano 

 

Joumana Haddad è considerata una delle più importanti autrici arabe contemporanee.

Testo tratto da un’intervista su http://www.lellovoce.it/spip.php?article560.

Il suo testo più conosciuto in Italia è Il ritorno di Lilith e lei spesso definisce se stessa una Lilith, la donna che venne prima di Eva, Lilith, la ribelle che non accettò di giacere con Adamo standogli sotto, colei che nessuno può prendere e che invece prende. Che significa, oggi, essere Lilith? E che significa esserlo in un paese così particolare come il Libano, certamente il più ’europeo’ dei paesi mediorientali, ma gomito a gomito con l’integralismo religioso?

«Significa, prima di tutto, ‘fare una scelta’. E non sto parlando da un punto di vista femminista, ma più generalmente umano, che riguarda sia gli uomini che le donne. Fare la scelta di assumersi la responsabilità della propria individualità nei confronti dell’industria delle greggi, industria che si chiama ormai “mondo moderno”. Fare la scelta di seguire la propria strada, anche se questa strada non convince gli altri, o li disturba. Fare la scelta di fuggire l’omogeneità, anche se il prezzo da pagare è la solitudine. Fare la scelta di esprimere le nostre differenze, e di esserne fieri. Fare la scelta di dire ‘no’, anzi, di ruggire ‘no’, ma anche ‘sì’, quando ci va di dire sì. Fare la scelta di abbandonare i paradisi artificiali per andare a vivere in inferni veri. In sintesi, essere Lilith significa rifiutare i limiti che ci sono imposti da altri, sfidare il terrorismo invisibile praticato dal mainstream, ed osare trasgredire le censure ed i tabù di ogni tipo: religiosi, politici, sociali, culturali.»

 

 

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L’età delle regine

 

All’alba del tempo

nel cielo brillavano

le giovani stelle.

 

Donne

fiere e coraggiose,

assise

su troni di pietra,

reggevano

il destino degli uomini

e gli eroi

che le amavano,

scoprivano

il mondo sconosciuto

navigando

sulle navi cucite.

 

Ora,

nell’età degli uomini,

stelline

nude

inseguono sogni

incatenate a macigni

che impediscono il volo.

 

 

Anna Maria Folchini Stabile, Brianza

 

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Focolare Domestico

 

Cucinare,cucire                                                                                  

Pulirsi la bocca,                                                                                  

cucirsi le labbra,                                                                                   

punto dopo punto,                                                                                

parola dopo parola,  

pezzi pazzi,

nomi, fatti lontani,

sapori diversi,

chiudere i buchi

degli occhi,orecchie

stomaco avido

di inghiottire il mondo.

 

 

Rita Annaloro, Padova

 

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Il grido di una donna

 

Fuma il porfido sotto la pioggia

mentre passa una bimba nera

su una bicicletta rossa

 

Un guardone con la cintura slacciata

fissa il grido di una donna

 

Un germano dall’anello blu

si accoppia con una scrollata d’ali

 

Torna il sole e le margherite

ridacchiano con i fiori del tarassaco

 

 

 

Carla Grementieri, Castrocaro Terme (Forlì)

 

 

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 Cose senz’ordine,
accordi senz’armonia,
suoni in cauta giacenza...
si intraprende una strada
qualunque, un senso
rimane custode della
primavera che sarà...

 

 

 Grazia Lisma, Mazara del Vallo (Trapani)

 

 

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Di notte il silenzio

 

Divina dolcezza

 

sconvolge,

 

tracotante

 

confonde,

 

inganna

 

acerba  la mente.

 

Presenza

 

tra il buio e la Terra

 

mi ascolta.

 

Ingenua

 

ancora temendo

 

ricerco.

 

Fanatico oblio,

 

assordante nulla,

 

la ricca miseria mi culla.

 

Le pallide notti di tenere viole,

 

le tiepide mani di vetro.

 

Assorbo

 

silenzi supremi,

 

respiro le vesti sottili.

 

Sapiente la luna mi guarda.

 

 

 

 Sara Cagnani, Dovadola (Forlì)

 

 

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Raggiungimi

Quando sarai respiro di mare

ignaro di assorti tramonti,

ti aspetterò sul molo della burrasca

come si aspetta il mattino.

Nel messaggio del grido deciso del gabbiano

che sulla meta lucente

plana,

starà la fiaba del mese di maggio,

                             afferrala

come fosse la  mia anima

fatta di luce e salsedine.

 

                             Cercami

quando sarai il fascio di luce

che abbraccia la collina

e trasforma il prato

in onde verdi;

mi troverai nel polline dei fiori di ciliegio

che l’ape ruba e ripone,

sarò il petali strappato

che il tuo soffio allontana,

un’illusione di infinito

che affoga nell’acqua piovana.

 

 

Anna Facciani, Castrocaro Terme (Forlì)

 

 

                                      Domenica n. 89: 26 aprile 2009                                        

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25 aprile: 64°aniversario della Liberazione

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dedicata a tutte le donne che hanno partecipato alla Resistenza

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Dedicata ad Iris Versari

Partigiana forlivese, medaglia d’oro al Valor Militare

        

Vorrei che l’alba illuminasse

i tuoi occhi di smeraldo

Tra il sonno e la veglia

di un dolce sorriso

Si possono dimenticare

i tratti del tuo volto

Non il profumo intenso

del tuo eroismo…

 

Carla Grementieri    

Autrice del libro “Iris Versari e la Resistenza delle Donne”

 

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Versi di  Sara Cagnani, Giulia Geniale,  Laura B., Carla Grementieri

 

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Distanze

Respiro il pensiero lontano,

profuma di rose e di viole,

di ghiaccio e di sale.

Ritorna la sera,

si sveste la notte;

mi volto a guardarti,

ti cerco e ti ascolto.

Il cielo si spacca,

minuscole ore

che battono inutili e piene,

la luna è sparita

e temo la gioia che soffre,

la noia che rompe,

il velo che scopre

coscienti

freddi sorrisi

e acerbi

languidi occhi.

 

 

 Sara Cagnani, Dovadola (Forlì)

 

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Luce della luna
ricordo
mi emoziono
poi penso.
Profumi
echi senza fine
cerco nel giardino
che cosa pensano gli dei
di noi.
E poi sola
profumi di uno stagno
lunghe sere
per scoprire
luce della luna
che il tempo passa
e noi non siamo dei.

 

 

 Giulia Geniale, Cesena

 

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                                        Se cerchi un tronco

Dove avvincere la tua edera

Ho paura dell’edera

La strapperò  perché non è buona

Se cerchi un tronco

Dove avvolgere tanti anelli magici

Allora diventerò il tuo pianeta

 

 

                                             Laura B., Castrocaro Terme (Forlì)

 

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Amo il mare perché non ha catene

Non ha cancelli

Non ha porte da serrare

 

Quando il pensiero e il cuore si incontrano

La vita diventa un gioco felice

per toccare l’oro profondo dell’essere

 

Quando i pensieri verticali precipitano

                                    nel luogo fisico dell’eros

Attraversiamo di corsa i giardini dell'esistenza

                                   dove la fantasia è l’ammaliante disfatta della morte

 

Voci distorte Suoni ampliati Flebili Chiassosi

Musica di ricordi dalla conchiglia del passato

Incisi per sempre nella colonna della vita

dove le idee possono cambiare aspetto…

 

 

Carla Grementieri, Castrocaro Terme (Forlì)

 

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                                     Domenica n. 88: 22 marzo 2009                                                

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21 marzo: GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

istituita dall’ Unesco nel 1999 per promuovere e divulgare tale forma di espressione

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dedicata a tutte le donne che scrivono poesie

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Versi di  Cristina Laghi, Maura Malaguti, Maria Dilucia,

 Grazia Lisma, Carla Grementieri

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Continua

 

vorrei essere festa

e luce artificiale

 

la femminilità

è per dissimulare la voragine

 

ma nessun trauma

resto dritta sui tacchi

se no ti basto non importa

c’è già lo specchio che mi divora

 

Cristina Laghi, Brisighella, (RA)

Poesia vincitrice ex equo al concorso ArteDonna8marzo2009

della Commissione Pari Opportunità del Comune di Castrocaro

Terme e Terra del Sole e voceDonna

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La butega di fasul

 

La butega di fasul int e borg ad s-ciavanì

Al badèva i su parul la mi nòna e la mi zi.

Parfòm d’arcurd, udòr ad roba bòna e savurida

Ch’u spandeva pre borg par tot e dè.

Udòr vigliac c’u t’ fasèva avnì l’aptìda.

E t’a n’avivta e bec  d’un quatrèn.

U  m’ pè d’avdèla propri ades la vecia zi

La faza tonda e fresca

E ch’j òc stil ch’ i mitèva d’acord la tera e  e zil.

Al pasa al caldìranti grambiul e camisett

E par magnè chicosa al s’acòsta a che banchett:

“ Dina i fasul … e zis e la sèrda bèn ristìda.

Che è dè l’è long e u s’à da fè rinsìda ”.

Pu al s’ aveja pr’ e vialèt,

pet in fura e scorar s-et,

Doni senza dismarì,